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Il mito di Filottete

Luigi Adriano Milani

Il mito di Filottete

Nella letteratura classica e nell'arte figurata

anno 2014, 128 pagine, ISBN 978-88-7351-702-3
collana: STORIA E CULTURA DEL CROTONESE

"Filottete, figlio di Peante, annoverato tra gli eroi, fu amico di Ercole, al punto che lo aiutò a morire appiccando fuoco alla pira allestita sul monte Eta dallo stesso figlio di Zeus morente, che solo così sarebbe potuto diventare immortale. Per questo servigio ottenne in dono il famoso arco, giurando di non rivelare mai a nessuno il luogo della sua sepoltura. Ma gli Achei che per la presa di Troia avevano bisogno dell’arco di Ercole, lo costrinsero a violare il giuramento, che Filottete credette di eludere, battendo con il piede sul punto ove erano riposte le frecce e le ceneri dell’amico. Gli dèi punirono il tradimento di Filottete: infatti, appena imbarcatosi alla volta di Troia gli cadde su quel piede uno dei dardi avvelenati recuperati dal mitico sepolcro (secondo altra tradizione fu morso da una serpe). La ferita, divenuta insanabile, esalava un fetore insopportabile, tanto che su consiglio di Ulisse o per comando degli Atridi, Filottete fu abbandonato sull’isola di Lemno. Su quell’isola condusse una vita misera ed infelicissima, finché, trascorsi dieci anni, i greci che assediavano Troia, dopo la morte di Achille, furono di nuovo costretti a fare ricorso a lui. L’oracolo aveva predetto che senza le sue frecce Troia non sarebbe mai stata espugnata. Ulisse, che possedeva anche il dono della persuasione, calmò il riluttante Filottete e lo ricondusse nelle file achee. Al campo dei greci fu curato e guarito da Macaone, figlio di Esculapio. Dopo la caduta di Troia vagò per il Mediterraneo, finché giunse sulle nostre coste. Quest’ultima parte del mito, che rientra nel ciclo dei nostoi, è quella meno conosciuta. In seguito, secondo qualche fonte, consacrò le frecce di Ercole al Tempio di Apollo Aleo, nel territorio dell’odierna Cirò Marina, da lui stesso fondato (le frecce furono poi trafugate dai Crotoniati e trasferite nel tempio di Hera Lacinia). Filottete morì combattendo in aiuto ai Rodii, assaliti dai Pelleni, popolazione indigena, dopo essere approdati sulla costa calabra." (dalla Nota del curatore di Carlo Perri)
L’opera è corredata e arricchita dagli scritti scientifici di Fausto Cozzetto e Guglielmo Genovese.

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l'autore

Luigi Adriano Milani

Luigi Adriano Milani nacque a Verona nel 1854. Rampollo di una famiglia borghese, trasferitosi a Firenze per gli studi di Filosofia e Filologia, fu allievo di grandi personalità quali De Gubernantis, Gennarelli e, soprattutto, Comparetti grazie al quale conseguì il dottorato in Letteratura greca con una tesi su Il mito di Filottete nella letteratura classica e nell’arte figurativa, pubblicata nel 1879 come monografia nella collana ufficiale dell’Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento fiorentino.
Nel 1877 ebbe l’incarico di classificare le monete del «ripostiglio» della Venera, dal nome del luogo in cui fu scoperto, in provincia di Verona. Nel 1878 vinse il concorso per un triennio di alunnato (1878-80) nella Scuola italiana d’archeologia; nel medesimo anno ricevette l’incarico di revisione sistematica e della schedatura inventariale del “Medagliere” (che racchiudeva una cospicua collezione di monete antiche), per una precisa valutazione delle collezioni antiquarie cittadine, che portò alla fondazione del Museo egizio ed etrusco (1870); ma, a causa dell’inadeguatezza logistica e infrastrutturale, venne trasferito nel Palazzo granducale della Crocetta. Successivamente grazie alla straordinaria scoperta fatta da Falchi dell’antica Vetulonia e le ricerche di Milani nacque il Museo topografico dell’Etruria (1897) in cui allestì il suo Antiquarium greco-romano. Libero docente, insegnò dal 1894 Archeologia presso l’Istituto di studi superiori di Firenze.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Italici ed Etruschi (1909); due guide: Il Museo topografico dell’Etruria (1898) e Il Museo archeologico di Firenze (1912); il periodico Studi e materiali di archeologia e numismatica (1899-1901, 1902, 1905).
Morì a Firenze nel 1914.

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