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Storia di Reggio Calabria

ISBN 978-88-8238-500-2 / Pagine 704 / Anno 2026

La memoria collettiva e il richiamo alla storia operano in ultima istanza in rapporto con il futuro. Con questa efficace espressione alcuni decenni fa lo storico francese Jean Chesneaux sintetizzava il ruolo imprescindibile rivestito dalla conoscenza del passato non solo ai fini della comprensione del presente ma, altresì, per affrontare nel modo migliore, sulla base dell’esperienza acquisita, le sfide del futuro. La storia, come è noto, può comprendere ambiti territoriali diversi: da quella generale, tipica dei manuali scolastici, che si occupa degli eventi di carattere mondiale o continentale, alla storia nazionale, regionale e cittadina. Negli ultimi anni è andato aumentando in campo storiografico l’interesse per le vicende locali, che si propongono all’attenzione degli studiosi quali momenti ineludibili di verifica e stimolo per problemi e tematiche di più vasta portata. Se per storia si intende, d’altronde, con Huizinga «la forma dello spirito in cui una civiltà si rende conto del suo passato», con la varietà e la mutevolezza che ciò comporta, appare certamente opportuno aderire alle sollecitazioni di una crescente fascia di opinione pubblica che chiede risposte serie e documentate alle questioni relative al passato della propria regione e del proprio comune.
Per quanto in particolare riguarda la città di Reggio Calabria e il suo hinterland, una base fondamentale per la ricostruzione del suo passato è costituita dal volume di Domenico Spanò Bolani, “Storia di Reggio Calabria dai tempi primitivi al 1797”, pubblicata nel 1857, successivamente ristampata nel 1979 con note e bibliografia di Domenico De Giorgio, e di cui l’editore Barbaro ha curato una ristampa anastatica nel 1993. A distanza di 30 anni, essendo ormai indisponibili sul mercato librario le copie di quel volume, la Città del Sole, casa editrice benemerita per le iniziative culturali promosse non solo a livello locale, ha lodevolmente deciso di procedere a una ulteriore ristampa per consentire soprattutto ai reggini, e in particolare alle nuove generazioni, di prendere conoscenza degli avvenimenti di cui la città calabrese dello Stretto e i suoi abitanti sono stati protagonisti per un lungo arco cronologico.

Dalla Prefazione di Giuseppe Caridi, storico
€ 40,00
Domenico Spanò Bolani (Reggio Calabria, 11 aprile 1815 – 29 giugno 1890) è stato un politico, letterato e storico di rilievo, la cui figura incarna la transizione della Calabria dal regime borbonico all’Unità d’Italia. Nato da Antonio Spanò e Anna Genoese, ricevette un’educazione improntata allo studio dei classici italiani, che non solo ne affinarono lo stile letterario, ma alimentarono un profondo amore per la patria e i valori di libertà.
L’impegno intellettuale di Spanò Bolani si manifestò precocemente. Nel 1834 tentò di fondare un giornale letterario, iniziativa inizialmente bloccata dall’intendente Roberto Betti. Tuttavia, la determinazione del giovane studioso prevalse il 1º marzo 1838 con l’uscita del primo numero della “Fata Morgana”. La rivista non fu un semplice esercizio di stile: nell’articolo di fondo, Spanò Bolani esortò i calabresi a non adagiarsi sui fasti del passato, ma a conquistare nuova gloria attraverso “lodevoli imprese”.
Il giornale divenne un centro di aggregazione per giovani liberali come Paolo Pellicano, Gaetano Ruffo e Francesco Saverio Salfi, che celavano sotto l’ardore letterario una spiccata coscienza patriottica. Sebbene la “Fata Morgana” fosse stata soppressa nel 1847 e molti collaboratori avessero subito carcere o martirio (come nel caso dei Martiri di Gerace), Spanò Bolani mantenne un profilo moderato che gli evitò le persecuzioni dirette, pur rimanendo iscritto nelle liste di polizia come “attendibile” e dunque costantemente sorvegliato.
Durante il decennio di isolamento forzato dalla vita politica attiva, si immerse negli studi storici, componendo la sua opera fondamentale: la “Storia di Reggio”, pubblicata a Napoli nel 1857. L’opera copre un arco temporale vastissimo, dall’età arcaica fino al 1797. Un atto di coraggio intellettuale segnò questa pubblicazione: la decisione di non dedicare il volume a Ferdinando II di Borbone gli costò un breve periodo di arresto a Napoli, a testimonianza di una dignità che non cedeva al servilismo di corte.
Il 1860 segnò il culmine della sua carriera amministrativa. Nominato sindaco di Reggio a febbraio, venne presto incaricato dal governo di Liborio Romano come Intendente. Il suo mandato fu guidato da una missione precisa: “risparmiare sangue cittadino e preservare la città dagli orrori della guerra civile”. Con grande equilibrio, riuscì a gestire il passaggio di poteri durante l’avanzata garibaldina.
Dopo la Battaglia di Piazza Duomo (21 agosto 1860), lasciò l’incarico convinto di aver servito il Paese in un momento in cui la patria necessitava dell’aiuto di tutti i suoi figli. Celebre è il suo telegramma: “Farò possibile servire mio paese”.
Nel 1862, la sua autorevolezza fu nuovamente decisiva: fece parte dell’ambasceria che a Melito di Porto Salvo convinse Garibaldi a non attaccare Reggio, pesantemente difesa dalle truppe regie, evitando alla città una sicura catastrofe e indirizzando il Generale verso l’Aspromonte.
Nel 1864 sposò Isabella De Blasio dei Baroni di Palizzi, dalla quale ebbe quattro figli. La scomparsa della moglie nel 1872 fu un duro colpo, che Spanò Bolani elaborò attraverso versi carichi di commozione e pregio letterario.
Fu eletto deputato nel 1865. In Parlamento sedette tra le fila dei moderati, ma si distinse per l’indipendenza di giudizio, non esitando a votare contro il proprio partito pur di difendere gli interessi della Calabria. Deluso dalle dinamiche politiche, decise di non ricandidarsi nel 1867, preferendo concentrarsi sull’amministrazione locale.
Nonostante l’età avanzata, Spanò Bolani non si sottrasse ai doveri civici. Durante l’epidemia di colera del 1887, come sindaco, si prodigò instancabilmente per soccorrere la popolazione colpita. Massone e membro della Loggia “Domenico Romeo”, fu un convinto sostenitore dello sviluppo civile della regione.
Il suo lascito più duraturo rimane la fondazione del Museo Civico di Reggio (oggi Museo Nazionale della Magna Grecia), inaugurato nel 1891. Ne fu direttore onorario e principale animatore, dedicandosi con meticolosità alla raccolta e all’illustrazione dei reperti. Morì il 29 giugno 1890, lasciando l’immagine di un uomo che seppe coniugare la cultura accademica con un pragmatico e appassionato servizio alla collettività.

Libri di Domenico Spanò Bolani