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Il prezzo della libertà

ISBN 978-88-7351-847-1 / Pagine 456 / Anno 2015

Giusto Tolloy (1907-1987), triestino per nascita e cultura, è una personalità notevole del secolo scorso: ufficiale in Albania, eroe del Ponte Perati, maggiore in Russia, poi partigiano nel Forlivese, deputato e senatore nelle file del Partito Socialista Italiano e infine ministro. Sulla sua esperienza nella disastrosa campagna di Russia aveva scritto Con l’Armata italiana in Russia. Stampato clandestinamente sotto falso nome, quello che oggi definiremmo un instant book vide la luce grazie a fascicoli inviati in Italia rocambolescamente. Un libro che nell’Italia postbellica gli procurò notorietà tra gli antifascisti, ma anche uno strascico di polemiche destinato a durare quasi vent’anni. Ma quel pamphlet non nasceva dal nulla. Raccolti in questo volume sono altri suoi scritti, anteriori e posteriori a quella vicenda, a cominciare dai diari scritti alla vigilia della guerra, dagli appunti abbozzati sul fronte greco-albanese, passando per riflessioni più filosofiche, fino ad arrivare alla presa di coscienza che lo porterà, dopo l’8 settembre, a unirsi ai partigiani di Romagna e lottare apertamente contro la guerra e la dittatura. Questo è il momento della sua vita che i curatori della presente raccolta hanno voluto privilegiare, insieme con quello relativo all’aspra campagna di stampa suscitata intorno ai suoi scritti dalle denunce per vilipendio dell’Esercito sporte dal maresciallo Messe: il portavoce più autorevole della vecchia casta militare legata al regime.

Finalista al Premio Fiuggi-Storia per il 2015
€ 16,00
Roberto Pagan, nato a Trieste nel 1934, laureato in Lettere nella sua città, ha insegnato per lunghi anni nei licei, prima nel Veneto e nel Friuli, per trasferirsi nel 1970 a Roma. Dove, ha affiancato alla sua professione un’autonoma attività di saggista e poeta. I suoi interventi critici sono comparsi su varie riviste letterarie (in particolare in Pagine, Capoverso, I fiori del male, Trieste-Artecultura). I suoi versi sono raccolti oggi in una decina di sillogi, pubblicate tra il 1983 e il 2007 cui non sono mancati i riconoscimenti. Negli ultimi tempi è tornato, per così dire, alle origini, con due libri di versi in dialetto triestino. Col primo (Alighe) ha vinto il Premio nazionale di poesia dialettale “Città di Ischitella-Pietro Giannone” per il 2011. Col secondo (Robe de no creder) 2013, ha tentato di narrare, in chiave giocosa, la storia di Trieste dai tempi dell’Impero asburgico a quelli del secondo dopoguerra sul filo delle proprie memorie infantili.
Il suo primo incontro con l’on. Tolloy, suo illustre concittadino, risale agli anni giovanili, quando Pagan frequentava i “martedì” di Anita Pittoni, storico cenacolo in cui poté conoscere gli ultimi rappresentanti di quella grande stagione della cultura mitteleuropea: Saba, Giotti, Stuparich, Marin. Di Tolloy, deputato e poi senatore, poté seguire la carriera solo lateralmente, grazie all’amicizia stret- ta in quegli anni e mai pretermessa con la figlia maggiore Silvia ritrovata a Roma quale custode delle memorie paterne.


Libri di Roberto Pagan