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Le terre infrante

Jean Carrère

Le terre infrante

Calabria e Messina - 1907-1908-1909

anno 2008, 182 pagine, ISBN 978-88-7351-193-9
collana: QUESTA TERRA è LA MIA TERRA

Una eccezionale testimonianza diretta dei terremoti che sconvolsero la zona dello Stretto di Messina agli inizi del Novecento da parte di un giornalista francese dell’epoca che si recò personalmente a visitare le “terre infrante”, Reggio Calabria e Messina e i paesi limitrofi. Con la Prefazione di Francesco Mercadante. Traduzione di Rosa Maria Palermo, a cura di Giuseppe Pracanica.

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l'autore

Jean Carrère

Jean Carrère dalla Provenza, dove era nato nel 1870, si trasferì giovanissimo a Parigi per studiare, divenendo, ben presto, il capo della gioventù studentesca del Quartiere latino. Sévérine, una scrittrice allora molto nota, così lo descriveva sul Gil Blas: "viene a trovarmi un giovane, quasi adolescente, con i capelli lunghi ed i baffi appena accennati, che con voce dolce pronuncia parole terribili, e che minaccia di sconvolgere l'avvenire, e di sostituire la letteratura seduta con quella a cavallo". Infatti Carrère gridava ai quattro venti che lo scrittore, il poeta debbono essere uomini d'azione, sempre e non rimanere "testimoni inoffensivi, rinchiusi nel loro studio dietro i propri libri".
Le sue corrispondenze lo fecero conoscere in tutta Europa, ma colpito da quella che allora si chiamava la febbre del Transvaal, andò in Italia, a Napoli. Appena Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao, che dirigevano il Mattino, seppero che Carrère si trovava lì lo invitarono a collaborare al loro giornale. Prendendo spunto dalla morte di Verdi, con uno scritto nobilissimo, intitolato Mediterraneo, rilanciò la necessità di un avvicinamento tra la Francia e l'Italia. Nel 1903, ritornato a Parigi, organizzò la festa che la stampa francese offrì, nelle sale del Caffè Riche, alla stampa italiana, in occasione della visita di Vittorio Emanuele III. Nel 1904, invitato da Scarfoglio, Carère torna a Napoli, per trasferirsi a Roma quando, nel 1906, Temps lo nomina corrispondente da quella città. Nel 1907 accorre in Calabria, colpita dal terremoto, per poi ritornarvi quando ad essere colpite sono Reggio e Messina. E queste sue esperienze ha trascritto nella sua La terre tremblante, che ha la dolcezza e la potenza di un poema. Nel 1911 recatosi a Tripoli, per seguire l'impresa italiana, rimase ferito in un attentato perchè amico dell'Italia. Al suo ritorno venne accolto trionfalmente sia a Napoli che a Roma, dove si stabilì definitivamente fino alla morte.

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